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Cose da sapere per usare una Stampante 3D in Kit

Matteo Sgherri – the Pixels Chips – Toy design e stampa 3D

Il treno dell’entusiasmo passa per tecnologie affascinanti, come la stampa 3d. Acquistare una stampante 3D in Kit nel marasma di offerte lampo, fiere e molto altro, fanno andare in confusione anche i tecnici, alla ricerca della convenienza e della qualità. 

Di recente tra discussioni in gruppi di appassionati, podcast e conoscenti, spesso si trovano punti ricorrenti, dei piccoli traumi, che se conosciuti per tempo, farebbero risparmiare tempo, pazienza e soldi, affievolendo l’entusiasmo con cui ci siamo imbarcati in questa tecnologia. 

Seguiranno così alcune disamine dei traumi di chi si imbatte nell’acquisto di una stampante 3D a Kit.

1. Montaggio

Il montaggio di una stampante 3D in kit diventa complesso se confezionato nelle sue singole parti, come accade per giocattoli Lego. I kit come vengono venduti di solito fanno leva  sul vissuto dopo i mobili IKEA, dando un senso di proprietà superiore nonostante il latitante controllo qualità del prodotto complessivo. Il prodotto così diventa una scatola di componenti a un prezzo invitante, spesso troppo invitante, che è letto come prodotto accessibile dal pubblico. La realtà di stampanti 3D in Kit è una complessità che va oltre la pazienza dell’utente, diventando piccoli mostri di cavi e rancore abbandonati in garage o messi in vendita su qualche portale online, con descrizione “usata 1 volta e poi messa da parte per mancanza di tempo”.

La prima lezione che ne possiamo trarre è di non correre forte contro la prima offerta. Quello che non si spende prima in denaro, lo si spende dopo in tempo e pazienza. Scegliere con criterio lo strumento permette di ottenere risultati nel tempo che si ha a disposizione.

calibrazione stampante 3d

2. Calibrazione

Dopo aver montato la stampante, si pensa subito di partire come se niente fosse… e invece ci sono due punti cruciali per iniziare. Il primo è la calibrazione. La stampante in kit o parzialmente assemblata deve essere regolata per muoversi correttamente, sia nei suoi assi sia sul piano. Quindi come se non bastasse aver investito del tempo nel montaggio, l’utente si deve armare di ulteriore pazienza, come poi sarà da routine, per livellare il piano, grazie a qualche vite ai vertici, e sistemare correttamente i finecorsa degli assi, ove presenti, come anche altri accessori quali tastatori, cinghie, ecc.

La seconda lezione, come accennato, è capire quali siano gli organi che definiscono i movimenti da calibrare, perché saranno anche oggetto di routine di manutenzione. Più queste parti sono certificate e assemblate dal produttore, meno sarà onere dell’utente metterci mano.

3. Taratura del profilo di stampa

Il secondo punto da sistemare prima di lanciare la prima stampa 3D in kit o di bassa qualità  è la creazione e taratura del profilo di stampa. Si tratta di un processo lato computer, grazie all’uso di software di derivazione industriale, chiamati slicing software, che istruiscono il percorso dell’estrusore e l’uso del materiale. Spesso è accaduto che molti kit non siano dotati di un profilo stampa di riferimento, lasciando gli utenti ignari da che parte cominciare per generarli. Il livello di apertura, comunità e molti altri aspetti positivi ha fatto superare scogli a gruppi di utenti abbandonati dalle case produttrici. Tutto questo funziona molto bene quando c’è impegno, passione e tempo. Il caso di quelli “traumatizzati” è trovarsi di fronte a un software che non parla propriamente in maniera colloquiale, lasciando grosse lacune all’utenza per colpa di un gergo tecnico di ingresso parecchio alto.

La terza lezione ci mette in mano dati, glossario e nozioni da sistemare su un computer, per lo più, per trovare la quadra della stampante 3D che vogliamo mettere letteralmente in movimento. Senza questa taratura sarà impossibile proseguire correttamente.

supporti stampante 3d

4. Supporti

La stampante 3D è finalmente partita, anzi magari siamo coscienziosi e siamo ancora nell’anteprima del software di slicing, e ci accorgiamo che consumiamo più materiale di quello che dovrebbe rimanerci in mano. L’osservazione ci mette in risalto, dopo le utility di stampa per avviare il materiale, quali brim e prime line, un accrocchio che vive in alcune parti della prodotto in stampa: si tratta dei supporti. Lo slicer istruirà la stampante su come mantenere sul piatto l’oggetto, senza farlo cadere, grazie a piccole impalcature, come accade nelle costruzione edili. Queste piccole torri sono delle voragini di consumo se non analizzate per tempo. I più esperti potrebbero creare oggetti con angoli di sformo, come avviene nella produzione di oggetti in plastica, tali che non necessitino di supporto, tranne che in zone complesse, aiutando a ridurre i consumi.

Per questa ultima lezione la pazienza accumulata con i punti precedenti non sarà mai abbastanza come i controlli di routine sui modelli prima di essere messi in stampa. Non lanciate una stampa alla cieca senza aver visto l’anteprima dei percorsi e riflettete se sia l’angolo corretto con cui stampare.

Tutto chiaro fino qui? Bene, perché ci sono ancora alcuni punti da chiarire ed entusiasmarci.

Tempo

Lanciata la stampa arriva un punto non tanto cruciale ma snervante: il tempo di realizzazione. Si chiama prototipazione rapida ma ci mette molto tempo, per quello che sembra alle persone. Se la stampante è stata al 70% realizzata da noi, come anche la gestione del profilo di stampa, la realizzazione dei prodotti non sarà alla velocità del video promozionale che abbiamo visto, escludendo il testo in miniatura a specchio con scritto “simulazione” o “video accelerato”. Fondere la plastica, per dirla semplice, è un’operazione che richiede tempo per ogni componente che entra in gioco, quali l’adesione al piano, il supporto, il movimento della testina, l’altezza dei layer e molto altro. Un esempio è fare un oggetto come la Benchy, una barca che si rivela essere un benchmark di prestazioni: riuscire a realizzarla in un tempo “umano” come 40-50 minuti vuol dire sacrificare dettagli e avere alcune aberrazioni su angoli e molto altro, senza dimenticare che è stata svuotata per la maggior parte; definire un GCode con una stampa di qualche ora permette di cogliere dettagli e magari renderla perfino più resistente alle cadute.

Da sola non serve a molto

Una stampante 3D da sola non serve a molto. Come la stampante fotografica di casa ha senso se avete da parte una buona raccolta di foto che avete realizzato o che vi ha fatto un fotografo, la stampante 3D può realizzare quello che date in pasto al software di slicing, quindi modelli matematici da scaricare o realizzare. Al giorno d’oggi le repository online sono parecchie e alcune riescono ad essere più fornite di un negozio di casalinghi o una fiera di giocattoli. Realizzare un modello 3D inizia ad essere abbastanza a portata di mano con TinkerCAD e software che hanno un accesso gratuito. Anche in questo caso bisogna munirsi di pazienza e andare a studiare quello che ci conviene, un oggetto scaricato molto simile alle necessità o un modello ad hoc realizzato da noi.

In conclusione il treno dell’entusiasmo ha molte stazioni prima di darci in mano una stampante 3D e sapere che molte cose si possono fare, ci fa realizzare anche che è solo la punta dell’iceberg. Insomma, se si vuole una stampante 3D come passatempo per ostruirla e imparare a programmare, quella in kit sicuramente è un’ottimo passatempo.
Invece, che dite, saliamo di livello?

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